Rebecca Horn

Nel corso della sua carriera Rebecca Horn si è impegnata in una forma d’arte che travalica i limiti definiti dagli specifici linguaggi artistici. La sua dimensione espressiva comprende la performance, il disegno, la scultura, l’installazione e il film. Componenti essenziali di molte sue opere sono le macchine, dispositivi meccanici pressoché antropomorfi. I loro movimenti e le loro interazioni ricreano un inquietante teatro, all’interno del quale ossessione, desiderio e relazioni di potere sono protagonisti indiscussi e che spesso si configura come speculare rispetto allo spazio definito dalle relazioni umane.
In Cutting Through the Past (Tagliando attraverso il passato), 1992-1993, cinque porte che recano i segni del tempo sono installate su una pedana. La loro natura dimessa suggerisce un ambiente domestico, all’interno del quale si svolgono storie private. Un’appuntita asta metallica è posata orizzontalmente al centro della pedana. Azionata da un motore elettrico, l’asta compie una rotazione di 360°, arrivando a toccare ciascuna delle porte e scavandone l’estremità con un gesto lieve, ma crudele. Ricco di implicazioni erotiche, il movimento evoca anche una situazione conflittuale, all’interno della quale la relazione tra le parti in gioco implica una progressiva distruzione delle stesse.
In Miroir du Lac (Specchio del lago), 2004, Horn attira i visitatori all’interno del proprio universo meccanico, catturando l’immagine di chiunque si avvicini. L’opera è formata da due specchi circolari, installati l’uno a terra, l’altro a soffitto, producendo un effetto di profondità infinita. L’insieme evoca un pozzo simbolicamente esteso verso l’alto e verso il basso. Metafora cosmica che ricorre in numerose tradizioni e culture, esso sintetizza i diversi ordini di cielo, terra e inferi, proponendosi quale via di comunicazione tra di essi. Ideale sorgente di vita, suggella l’unione tra acqua, terra e aria. Detentore di segreti, il pozzo è anche immagine della conoscenza e della verità. Il movimento basculante dello specchio posto a terra produce inoltre una vertigine percettiva, ribaltando nel suo dinamico opposto la sicura geometria altrimenti offerta da soffitto e pavimento.

[M.B.]

Opere