Marisa Merz

L’arte di Marisa Merz è lirica, sottile e privata. Le sue sculture, installazioni e disegni sono poetici, e suggeriscono qualcosa di segreto e di prezioso nascosto nella loro trama.
Dalla sua prima personale a Torino nel 1967, periodo in cui emerge l’Arte Povera, Marisa Merz percorre l’esperienza visionaria con le sue opere fatte di cera, fili di rame lavorati a maglia, scodelle, gesti semplici e luce. Mentre le prime opere ampliano il campo dell’installazione, dagli anni Ottanta in poi realizza numerose piccole sculture intitolate Teste e diverse opere su carta. Questi disegni a matita, che talvolta impiegano anche pastelli e tecniche miste, sono ritratti (forse autoritratti) in cui l’immagine emerge da un groviglio intricato di segni e in cui le forme assorbono continuamente altre forme.
Senza titolo, 1985, è un grande disegno blu, su cartoncino, appoggiato a un tavolo alto e stretto fatto di mensole di metallo. Il ritratto emerge dalla stratificazione di linee e segni, e fa pensare a un esercizio al contempo spirituale e fisico, indirizzato verso l’esplorazione di sistemi aperti e dello spazio sconfinato. L’opera d’arte non consiste solo nel disegno ma anche nella sua «casa». Il fatto che sia appoggiato casualmente lungo un muro e posato sopra un mobile suggerisce un’idea di temporaneità, una dimensione quotidiana all’opposto della collocazione nobile tipica dei musei.
Le opere dell’artista sono materiali e immateriali al tempo stesso, proprio come il silenzio può evocare la musica. Gli strumenti musicali sono una metafora ricorrente. In Senza titolo, 1997, la forma di un violino realizzata in paraffina bianca è collocata orizzontalmente in una piccola bacinella di piombo piena d’acqua, appoggiata per terra. Un motore elettrico fa salire l’acqua al centro del violino di paraffina, ma anziché zampillare verso l’alto, come in una fontana, l’acqua traccia una curva verso il basso creando un volume a forma di cuore all’interno del violino. La paraffina è malleabile e può essere modellata facilmente, come il piombo. Ma la paraffina è anche fragile e si può sciogliere. In questa scultura, l’acqua la mantiene a una temperatura bassa e la protegge. Inoltre, proprio come una fontana, l’opera crea intorno a sé una musica naturale e il suo gorgoglio solitario accompagna lo spettatore nella meditazione. L’arte di Marisa Merz coglie ed espande istanti poetici, quei momenti di delicato equilibrio in cui tutto sembra perfetto.

[C.C.B.]

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