Jannis Kounellis

Trasferitosi in Italia dalla nativa Grecia nel 1956, Jannis Kounellis espone mentre è ancora studente all’Accademia di Roma. Fin dai suoi esordi rende propria l’urgenza di un profondo rinnovamento del linguaggio artistico, in accordo con il momento storico all’interno del quale opera. Secondo l’artista la società contemporanea ha perso un principio ordinatore, la misura capace di comporre una sintesi culturale. Compito dell’artista è quindi cercare una nuova misura, passando però attraverso la frammentazione che definisce il presente nel quale è calato. Il rifiuto di uno stile riconoscibile è il primo passo che intraprende. Il suo lavoro si struttura in cicli, durante i quali una certa tipologia di opera viene esaminata. Il linguaggio elaborato prevede l’impiego di materiali non-artistici, materie industriali o oggetti che appartengono al quotidiano, inclusi animali vivi e talvolta persone. Nella sua opera rimane costante il riconoscimento del valore politico del proprio impegno artistico, spesso espresso in termini di dissenso. I riferimenti alla cultura antica o alla storia dell’arte talvolta presenti nelle opere rimandano al dramma di una sintesi perduta che l’artista si accinge a ricomporre. I riferimenti alla cultura antica o alla storia dell’arte talvolta presenti nelle opere rimandano al dramma di una sintesi perduta che l’artista si accinge a ricomporre. Kounellis è tra i protagonisti del movimento dell’Arte Povera.
I due lavori in collezione, datati 1969, risalgono agli anni durante i quali l’aspetto dialettico insito nelle sue opere si articola nella tensione tra la «struttura» e la «sensibilità». In esse, un elemento inorganico è solitamente combinato con una presenza organica, secondo una formulazione dialettica. Nel primo lavoro una rete metallica con supporti accoglie una massa di lana naturale. Presentato nella sua nuda essenzialità, il letto ospita la vita, configurandosi come immediata misura dell’umano. Il letto è infatti il luogo che meglio di ogni altro contiene le tappe del percorso umano, dalla nascita fino alla morte. Coperto di lana, esso si presenta come un giaciglio che attende di essere occupato da un essere vivente. L’opera era stata esposta ponendovi accanto una seconda rete metallica coperta da quaranta piastrelle recanti metaldeide accesa.
L’altro lavoro è formato da una struttura appoggiata a muro, anch’essa ricavata da un letto presentato quale misura dell’uomo. Una sbarra centrale sulla quale sono appese cinque bilancine con metaldeide accesa la attraversa. Senza rimandi metaforici, il fuoco viene impiegato da Kounellis quale principio primordiale di trasformazione. L’artista lo utilizza quale materiale grezzo, senza nascondere gli strumenti tecnici necessari per la sua produzione.

[M.B.]

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