Francesco Vezzoli

Le opere di Francesco Vezzoli esaminano le strutture di comunicazione mediatica e di produzione dell’immaginario collettivo. Con capacità camaleontica, per ogni progetto, l’artista si appropria di determinati codici linguistici e li destruttura fino a svelarne gli occulti sistemi di riferimento. Nella forma di video proiezioni, ricami a piccolo punto, fotografie oppure performance, le sue opere sono costruite raccogliendo innumerevoli citazioni e riferimenti. Unendo indifferentemente frammenti di cultura “alta” e “bassa”, l’artista attinge al cinema d’autore, ai film hollywoodiani, alle produzioni televisive, alla storia dell’arte, alla moda, alla politica contemporanea. Ogni progetto è costruito intorno alla figura di una diva o di personaggi noti, opportunamente cercati o scritturati dall’artista. Di ciascuno, Vezzoli indaga debolezze e i lati più esposti alla crudezza dei meccanismi che regolano la costruzione della fama e del potere. La notorietà è, infatti, una delle ossessioni di Vezzoli che, entrando letteralmente nel proprio sogno, compare anche nella maggior parte delle sue opere, in particolare nei video e nelle serie fotografiche. In un gioco di seduzione che allarga i tradizionali confini dell’opera d’arte, in opere recenti l’artista arriva a coinvolgere gli spettatori, offrendo loro l’inaspettata possibilità di trovarsi faccia a faccia con i propri idoli di ieri o di oggi.
Gli esordi di Vezzoli sono legati al ricamo. In questa occupazione squisitamente privata, solitaria, e talvolta connessa all’espiazione di dolori non comunicabili, egli individua infatti l’aspetto più umano di molte celebrità. An Embroidered Trilogy (Trilogia del ricamo), 1997-1999, è una serie di tre video dedicati a protagonisti della cultura e del cinema, scelti in quanto maniacali ricamatori. Contaminando il linguaggio del cinema d’autore con un’idea di fruizione domestica, ciascun video è strutturato come un clip musicale. Il primo della serie, Ok, the Praz is right! (Ok, il Praz è giusto!), è incentrato su Mario Praz, intellettuale eccentrico le cui passioni includevano il ricamo e la cui figura ispirò quella del protagonista di Gruppo di famiglia in un interno, 1974, di Luchino Visconti. Il video è girato nella casa-museo di Praz a Roma ed è incentrato su un’unica scena. Mentre la cantante Iva Zanicchi, un cui brano compariva anche nella colonna sonora del film di Visconti, interpreta La riva bianca la riva nera, noto brano degli anno Settanta, Vezzoli, seduto su un divano ricamato dallo stesso Praz, è intento a ricamarne il ritratto. Il titolo del video è un gioco di parole riferito al programma televisivo Ok, il prezzo è giusto, per anni condotto dalla stessa Zanicchi. Ne Il sogno di Venere, 1998, punto di riferimento è invece Silvana Mangano, indimenticabile diva del cinema italiano che trovò consolazione ai propri dolori privati nel ricamo, tecnica insegnatale da Suso Cecchi D’Amico, la sceneggiatrice dei più importanti film di Visconti. Protagonista del video è Franca Valeri, attrice che lavorò con Mangano in più occasioni. Nella scena iniziale del video Valeri, adagiata su un divano realmente ricamato da Mangano, si addormenta e sogna di ballare in un locale notturno, vestita con un sontuoso abito di Roberto Capucci, lo stilista che disegnò i vestiti di Mangano per il film Teorema, 1968, di Pier Paolo Pasolini. Nello stesso locale, Vezzoli ricama dettagli del volto di Silvana Mangano. Il titolo è riferito a Il segno di Venere, film interpretato e co-sceneggiato da Franca Valeri. L’episodio conclusivo della trilogia è The End (teleteatro) (La fine – teleteatro), 1999. Il video è girato nell’abitazione di Valentina Cortese, nota attrice che in questo caso interpreta se stessa. Muovendosi nel suo appartamento, ricco di arredi da lei personalmente ricamati, Cortese interpreta Help!, 1965, dei Beatles. L’attrice dirige la sua enfasi contro Vezzoli, il quale muto, ricama il ritratto di Douglas Sirk, considerato l’inventore del melodramma cinematografico hollywoodiano. Ricorrendo all’idea di un occhio esterno, e complicando ulteriormente l’intreccio di rimandi e citazioni, per ciascuno dei tre video Vezzoli affida la regia a professionisti del settore, ottenendo rispettivamente la collaborazione di John Maybury, Lina Wertmüller e Carlo Di Palma.
The End of the Human Voice (La fine della voce umana), 2001, è invece il primo video diretto personalmente da Vezzoli. Strutturata come una doppia installazione video, l’opera si ispira al testo teatrale La voix humaine (La voce umana), scritto nel 1930 da Jean Cocteau e portato sul grande schermo da Roberto Rossellini nel 1948. Come nel testo originale, il video inscena la lenta agonia di un amore non più corrisposto, raccontato attraverso il monologo di una donna che, per l’ultima volta, conversa al telefono con l’uomo che l’ha lasciata. Come caratteristico del suo lavoro, creando nuove chiavi di lettura che incrociano icone intellettuali e figure pop, Vezzoli ha scelto quale interprete Bianca Jagger, la celebre ex moglie del leader dei Rolling Stones. Regina delle cronache mondane degli anni Settanta e oggi attivista per i diritti civili, Jagger recita il ruolo della protagonista per il quale Rossellini volle Anna Magnani. In lingua inglese, il dramma inscenato dall’artista è ambientato in un’atmosfera lussuosa, che ribalta la versione neorealista con ironico glamour. Mentre su uno dei due schermi che compongono l’installazione il dolore della donna è acuito dalla fotografia in bianco e nero, sull’altro prevalgono colori saturi, che definiscono il volto dell’amante traditore. Interpretato da Vezzoli, l’uomo, che nel testo originale doveva essere solo immaginato attraverso le parole della donna, è disteso su un letto. In un ulteriore omaggio a Cocteau, i suoi occhi sono coperti da un dettaglio fotografico degli occhi dello stesso intellettuale francese.
Trailer for a Remake of Gore Vidal’s Caligula (Trailer per un rifacimento di Caligola di Gore Vidal), 2005, costituisce un ulteriore approfondimento del linguaggio cinematografico, esponendo in questo caso i discutibili esiti dell’interesse hollywoodiano nei confronti della storia dell’antica Roma. Come intenzionalmente indicato nel titolo, l’opera è strutturata come un trailer cinematografico, destinato però a promuovere un film che non c’è. Lo spunto è un controverso progetto filmico sull’imperatore Caligola, sceneggiato all’inizio degli anni Settanta dall’intellettuale americano Gore Vidal, mai realizzato secondo le sue idee e infine distribuito negli anni Ottanta in una versione prodotta da Bob Guccione, imprenditore la cui fortuna è legata all’editoria pornografica. In una intenzionale mescolanza che include alcune delle attrici apparse nel film degli anni Ottanta, protagonisti del cinema indipendente e di genere, divi televisivi e icone della cultura popolare, Vezzoli schiera un cast internazionale in cui figurano Adriana Asti, Karen Black, Barbara Bouchet, Gerard Butler, Benicio Del Toro, Milla Jovovich, Helen Mirren, Glenn Shadix e Tasha Tilberg. Ciascuno recita il ruolo di un personaggio storico, esponendo le numerose forme che l’intreccio di potere e perversione possono assumere. La rock star Courtney Love appare nelle ambigue vesti di Caligola, mentre Gore Vidal interpreta se stesso. Nella cornice di una decadente villa di Beverly Hills, l’opera propone una parodia dell’estetica hollywoodiana e, appropriandosi di metodi correntemente usati per confezionare i trailer, è narrata in inglese da una voce fuoricampo e montata come una rapida sequenza di brevi scene. Il progetto, che include anche un poster disegnato come una locandina, apre la Gore Vidal Trilogy (Trilogia di Gore Vidal), serie di lavori dedicati all’intellettuale americano.

[M.B.]

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